Facebookdown

Facebookdown e aziende: perché investire solo nei social non basta

Chi bazzica tutti i giorni sui social network sa che sempre più spesso questi canali hanno problemi, che non permettono agli utenti di accedere o pubblicare contenuti. Il caso più noto è quello di Facebook, tanto che è stato creato l’ormai famoso hashtag #facebookdown.

Il social di Zuckerberg non è, però, l’unico protagonista di questi momenti “down” nel web. Solo nelle ultime ore anche Instagram e Linkedin hanno riscontrato lo stesso problema. Dettaglio, questo, che fa riflettere. Malgrado i social network siano uno strumento di marketing dalle potenzialità infinite per le imprese che decidono di usarli, possono avere dei limiti.

Faccio un esempio pratico, per chiarire un po’ le idee. Sono il proprietario del ristorante “Pinco Pallino” e ho deciso di usare una pagina Facebook come unico mezzo per la mia presenza sul web. Oggi a pranzo nel mio locale c’è un super evento e voglio che la notizia giunga a più clienti possibili. Allora, mi collego a Facebook per postare la novità… ma, brutta sorpresa! Facebook oggi non mi permette di connettermi e di diffondere questo evento così importante per la mia attività.

Cosa voglio dire, in poche parole? Un concetto facile ma che non tutti hanno ben chiaro:  essere presenti sui social network è fondamentale, ma non sufficiente. Per un semplice motivo:  nessuno di noi (a meno che non siamo programmatori assunti da Facebook, Twitter o Google+, ma credo sia una cosa piuttosto rara) ha accesso ai server e alle piattaforme dei canali social come  tecnici. Siamo solo utenti vincolati alle scelte e alle problematiche  di iper-network, su cui non abbiamo alcuna possibilità decisionale.

Se Facebook o Twitter all’improvviso decidono di non funzionare , noi da semplici persone che usufruiscono del servizio abbiamo le mani legate. Come non possiamo decidere che  la funzionalità “X” che ci dà tanto fastidio venga eliminata o la caratteristica “Y” per cui andiamo pazzi rimanga costante nel tempo. C’è poi un’ulteriore riflessione da fare: se io imprenditore o dirigente aziendale decidessi di investire tutto il budget a disposizione per la comunicazione via web esclusivamente su Instagram, Twitter o Google+ e queste piattaforme da un giorno all’altro chiudessero i battenti, scomparendo nel nulla? Cosa accadrebbe? Post su post cancellati, mesi di investimenti in termini di soldi e lavoro andati in fumo e come unico risultato la nostra completa assenza nel web.

Ovviamente si tratta di ipotesi estreme, data la diffusione crescente di questi canali, sempre più utilizzati per promuovere attività di ogni genere. Ma, torno a ripetere, ciò non esclude che noi come semplici fruitori non godiamo di alcun potere decisionale.

Come ovviare al problema, allora? Creando una propria piattaforma, su cui poter avere accesso completo. Il primo passo di ogni buona campagna di comunicazione sulla rete è mettere online il proprio spazio “personale” (sito o blog che sia) e il primo obiettivo pubblicare i propri contenuti su questi strumenti, su cui possiamo avere controllo diretto (o chi per noi). Solo noi potremo così gestire in completa autonomia questi spazi web nella loro totalità, aggiornarne le funzioni e decidere quando e se eliminarli.

E i tanto declamati social, vi chiederete? La mia risposta, come persona che lavora nel web, è che canali come Facebook, Twitter e Google+ sono fondamentali per una buona visibilità e presenza sulla rete, perché permettono di veicolare i propri contenuti a un numero di persone potenzialmente illimitato. Non devono mai mancare, insomma, ma devono sempre e comunque fungere da megafono dei propri siti e blog.

Perciò, cari impreditori, investire nei social è doveroso, ma non basta.

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